BVL è un
IGT Isola dei Nuraghi Bovale della cantina
Quartomoro di
Arborea, appartenente alla linea
Memorie di Vite, che nel progetto di
Luciana Baso e
Piero Cella vuole essere il
recupero culturale dell’espressione più pura dei principali vitigni sardi, con le loro singolarità,
e dei terroir più congegnali ad essi. Quindi vinificazione per quanto possibile con
lieviti autoctoni di
uve in purezza da vigneti ad alberello e piede franco di settant’anni di età, prevalentemente senza l’uso di contenitori in legno e senza filtrazione finale. La cantina Quartomoro produce
un altro rosso da uve bovale, di
beva più fresca: il
Trebinas, facente parte della
linea Orriu.
Aspetti produttivi del BVL
BVL è prodotto da rigorosamente da uve
bovale. Di bovale in Sardegna ne esistono di
due tipi:
quello grosso e quello piccolo, detto anche
muristellu.
Il bovale grosso è una cultivar diffusa in particolar modo nella parte medio-alta del Campidano, e in particolar modo a
Terralba e nei paesi limitrofi: questa storica presenza è riconosciuta da una specifica denominazione,
Terralba DOC o
Campidano di Terralba DOC, i cui vini sono
prodotti esclusivamente da bovale grosso. Di recente, grazie anche al contributo della cantina Quartomoro, è nato il
consorzio di tutela di questa tipologia.
Sino a qualche anno fa questo vitigno non era tenuto in grande considerazione dai produttori, per via di prodotti di qualità non eccelsa: e tuttavia, nell’ultimo decennio,
grazie anche a Piero Cella e al lavoro svolto con il Su Nico della cantina Su Entu, di cui enologo, sono stati sviluppati
vini suadenti, strutturati e di grande piacevolezza, concentrandosi soprattutto su
rese più basse in vigna – e quindi mosti più concentrati – e
uve raccolte a piena maturazione.
Nello specifico, BVL nasce da
vigne allevate ad alberello con
rese inferiori agli ottanta quintali per ettaro, su
suoli di natura vulcanico dal carattere argilloso-sabbioso nelle campagne di
Marrubiu, ai piedi del
Monte Arci, antico vulcano e principale rilievo montuoso di questa parte di Sardegna la cui principale eredità è l’
ossidiana di cui è ricco il suolo. È questo un
terroir particolarmente congeniale per la produzione di vini da uve bovale: l’argilla assicura
grassezza, mentre la natura acida del suolo, conferita dalla presenza di ossidiana e altri minerali vulcanici, conferisce
freschezza e mineralità ai vini.
La raccolta delle uve,
rigorosamente manuale, avviene tra la seconda metà di Settembre e l’inizio di Ottobre, quando perfetto è il rapporto tra acidi e zuccheri: trasportati in cantina, i grappoli sono sottoposti a diraspapigiatura ed il
mosto lasciato a contatto con le bucce per sette giorni, con follature manuale, in contenitori di acciaio inox. La fermentazione alcolica è avviata mediante
lieviti autoctoni; una volta completata la vinificazione vera e propria,
BVL matura parte in acciaio e parte in barrique di quarto passaggio per sei mesi, prima dell’affinamento finale in bottiglia.
La nostra analisi del vino
Un
rosso rubino profondo che si fa
più luminoso e vivace nell’unghia: così si presenta
BVL nel momento in cui lo si versa nel calice.
Cupo e opulento.
Al naso regala
profumi grassi, che riportano alla memoria la fragranza della
confettura di ciliegie e di more, un tocco di
succo di mirtillo, la sensazione floreale del
gladiolo e quella più verde del
pepe, della
maggiorana e della
foglia di cisto, il tutto incorniciato da
sfumature speziate.
In bocca
BVL colpisce per la
pienezza del sorso,
grasso e suadente allo stesso tempo, la sua
palatabilità: un
sorso gustoso vivificato dalla
piacevole mineralità e da un
tannino rotondo e gentile.
Suggerimenti di abbinamento
Apprezzeremo meglio
BVL durante l’
aperitivo se accompagnato da
formaggi grassi e dal gusto leggermente piccante, come spesso capita con certi
Pecorino di Sardegna DOP stagionati, o con il
Moliterno, spingendoci fino al
provolone vernengo, e delle manciate generose di
olive in salamoia.
A tavola, invece, lo accosteremo a piatti etnici e di buona speziatura come i
tacos messicani l’ungherese
gulash; ad un piatto raffinato come il
filetto al pepe verde, a dei
maccheroni ai quattro formaggi; ad un contorno veloce e capace di deliziare anche i palati vegani come i
peperoni friggitelli ripassati in padella.