Kiobu è la nuova etichetta della cantina
Audarya di
Serdiana, un
IGT Isola dei Nuraghi Rosso di
grande pregevolezza che ha strappato il ruolo di
vino di punta all’altro fuoriclasse dell’azienda, il
Nuracada.
Kiobu in sardo campidanese significa
nodo,
groviglio. Un concetto che, per la famiglia Pala, riflette l’anima stessa della cantina: il punto di connessione tra “
passato e presente, tradizione e innovazione“, un concetto che “
evoca l’idea di legami intricati e indissolubili, simili alle radici di una vite che si intrecciano profondamente nel suolo fertile“.
Aspetti produttivi del Kiobu Audarya
Il contesto produttivo…
Il vino
Kiobu nasce da un
blend di tre vitigni autoctoni sardi, tra cui
primeggia il carignano, cultivar principe di quel territorio magico che è il Sulcis Iglesiente, dove spesso cresce affonda radici non innestate nelle sabbie profonde, ma che sempre più
negli ultimi decenni ha ricevuto l’interesse di altre culture vitivinicole, come quella gallurese o quella del Campidano di Cagliari.
È il frutto di una
vigna di trent’anni circa in
località Audarya, nelle campagne di Serdiana, insistente su un
suolo di natura calcareo argillosa a duecento metri circa sul livello del mare, con
esposisizione a sud ovest,
densità di circa cinquemila ceppi per ettaro ed una
resa inferiore ai quaranta quintali.
Le campagne di Serdiana sono un
contesto particolarmente vocato per la vitivinicoltura, come già avevano capito i monaci che qui si stabilirono dall’Alto Medioevo, fondando in epoca romanica la
chiesetta di Santa Maria di Sibiola: la natura calcareo argillosa del suolo, infatti, conferisce
mineralità e grassezza, eleganza e longevità ai vini qui prodotti, ed il
clima mite d’inverno e assolato d’estate, poco piovoso, con forti venti di maestrale che tengono lontane le malattie e brezze che alla sera si sospingono sin qui dal mare, contribuisce a dare
uve ricche di aroma e di zucchero, e quindi
vini generosi di sostanza e di profumi.
…e la sua elaborazione
La raccolta avviene
a perfetta maturazione delle singole cultivar, ciascuna secondo il suo periodo:
colte a mano e trasportate in cantina, sono qui sottoposte a
vinificazione in rosso, con
ammostamento dei grappoli e macerazione delle bucce nel mosto a temperatura controllata, e
contemporanea fermentazione alcolica.
Conclusa questa prima fermentazione ,
Kiobu subisce la malolattica – responsabile della trasformazione dell’acido malico, assai pungente, in acido lattico, più delicato – in
barique di rovere francese, dove il vino sosta
dai diciotto ai ventiquattro mesi, al fine di incrementare la propria complessità, la propria morbidezza e arricchirisi della serica levigatezza dei tannini ellagici. Un periodo di affinamento in bottiglia conclude il processo produttivo e precede la messa in commercio.
La nostra analisi del vino
Un
rosso cupo e opulento, dai
riflessi che da rubino si fanno carminio,
impenetrabili alla luce se non nell’orlo, come sempre nel caso di vinic he fanno lunghe maturazioni in legno: questo l’aspetto del
Kiobu, non appena lo si versa nel calice e inizia a
roteare opulento, spinto dal colpo del polso.
Profumi intensi e avvolgenti caratterizzano il profilo olfattivo di questo vino rosso sardo:
frutto del sapiente melange, del contesto pedoclimatico, della cultura vitivinicola che lo ha forgiato. I toni ficcanti della frutta nera matura ed elaborata – l’
amarena in confettura, il
cassis raccolto ai primori dell’estate, il
mirtillo imbevuto d’alcool – si arricchiscono delle sensazioni ficcanti delle spezie, quelle donate dal pregiato legno di barrique, che richiamano alla memoria il ricordo del
baccello della vaniglia e la
capsula della noce moscata. Un naso complesso, i cui toni floreali raccontano di
mazzetti di petali cremisi lasciati appassire, di
erbe aromatiche disidratate, di
accenni alla liquirizia e al cacao.
Bocca piena e viva, di rande personalità, quella del nostro
Kiobu, senza dubbio
emozionale: il sorso entra
compatto e suadente,
gustoso e saporito, perfettamente
cesellato nella trama tannica,
fine ed elegante, che senza mai mancare di
equilibrio sfuma lasciando una
scia aromatica intensa e di grande persistenza, dove non si fatica a riconoscere il gusto della
frutta nera matura e in confettura, i toni vegetali di
alloro e lavanda, quelli speziati e dolci della
vaniglia e della
pasticceria.
Qualche suggerimento di abbinamento
Kiobu IGT Isola dei Nuraghi Rosso è un
grande vino rosso sardo, elegante, strutturato e complesso, che riserveremo ad un pasto composto di prestigiose portate. Cacciagione da piuma, come le
pernici all’uso di caccia, o da pelo, come
pappardelle al ragù di lepre; un primo vegetariano che con poche modigiche può divenire vegano come le
tagliatelle ai funghi porcini e aroma di tartufo, e infine
formaggi stagionati, grassi e di grande intensità e persistenza, come
Bitto DOP di lunga stagionatura, il
Castelmagno DOP, il bresciano
Bagoss DOP o il piemontese
Bettelmatt DOP.