Il
Bisai IGT Isola dei Nuraghi Passito è il vino dolce della cantina
Audarya, ottenuto con
uno dei più tipici e allo stesso tempo misconosciuti vitigni a bacca bianca del cagliaritano, le cui uve sono state storicamente destinate alla produzione di vini passiti e da meditazione, e
fatto maturare esclusivamente in acciaio per preservare al massimo le caratteristiche varietali e del terroir.
Aspetti produttivi del Bisai
I vigneti del
Bisai sono siti in
località Audarya, poco fuori da Serdiana, e sono allevati ad
alberello a spalliera bassa su un
terreno calcareo argilloso, capace di conferire al vino
finezza e sapidità, con rese bassissime, di circa quaranta quintali per ettaro: per incrementare la dotazione zuccherina degli acini,
i grappoli sono tagliati del capo a frutto sul filo portante, in maniera tale da generare un
appassimento naturale.
La vendemmia,
posticipata nel tempo, è effettuata esclusivamente a mano; una volta effettuata la spremitura,
le bucce sono lasciate a macerare nel mosto per un giorno e mezzo, per conferire struttura al vino.
La nostra analisi del vino
Il suo
giallo dorato terso e brillante anticipa profumi fragranti di fiori gialli come la
fresia, di
miele delicato di lavanda, frutta matura e in confettura come
le albicocche e le pere, e sfumature di
macchia mediterranea e salmastre.
In bocca
Bisai è un passito di
piacevole freschezza, caratterizzato da una
struttura non troppo espressa e un alcool morigerato che lo rende particolarmente brioso; ciò non depone a sfavore della morbidezza, ben presente.
Dolce e sapido allo stesso tempo, si mette in luce per l’equilibrata piacevolezza degli aromi, fini e persistenti.
Qualche suggerimento di abbinamento
Bisai è un passito che, rispetto a vini come l’
Angialis di
Argiolas , l’
Amentos Nasco di Sardus Pater o il
Latinia della
Cantina Sociale di Santadi, simili per vitigno e per terroir, mostra una
maggiore agilità di beva, e una certa briosità che lo rende adatto a
dolci di media struttura, magari di piccola pasticceria come le
pastarelle alla frutta, o a torte alla frutta come la classica
crostata di mele.
Ma anche a pasticceria secca tradizionale non troppo strutturata, come le
Capigliette di Oristano, un dolce di mandorle ricoperto di glassa finemente decorata dal cuore morbidissimo, prodotto un tempo dalle suore di clausura dei conventi nascosti all’interno della città, come quello di Santa Chiara, famoso per gli affreschi più antichi di tutta la Sardegna. Oppure, da provare con
formaggi grassi come quelli
a crosta fiorita…