Spanu è una delle
prime etichette ad essere state prodotte dalla cantina
Binzamanna di
Martis: un
IGT Isola dei Nuraghi Cagnulari di
buona struttura, generosità calorica e grande espressività di frutto, in linea quindi con la filosofia produttiva dell’azienda. Il
cagnulari è
vitigno tipico del nord-ovest della Sardegna, il cui areale intorno agli anni Ottanta si era ridotto praticamente ai soli comuni del Coros:
merito della cantina quello di aver recuperato dall’oblio il vitigno, un tempo assai diffuso anche nelle campagne di Martis e dell’Anglona, poi quasi totalmente espiantato.
Spanu è il cognome della famiglia della proprietaria della cantina, Sara. La sua famiglia, da orami vent’anni, è impegnata
nella ripresa della viticoltura in questo comune della Sardegna che sembra baciato dagli dei in quanto a caratteristiche pedoclimatiche, in particolare nella valorizzazione del vitigno cagnulari.
Aspetti produttivi dello Spanu Binzamanna
In origine
blend di cagnulari e bovale sardo – il
muristellu, cultivar autoctona che recenti studi hanno dimostrato avere un dna quasi identico a quello della vite selvatica sarda – in percentuali rispettivamente del 60% e del 40%,
da qualche anno questo vino rosso sardo è a prevalenza di cagnulari.
I
vigneti insistono su terreni calcarei delle colline circondanti Martis, a circa trecento metri sul livello del mare: un
terroir ricco di elementi minerali, custode delle ere che si sono susseguite in questa terra antichissima, la Sardegna, testimoniate dai
fossili marini che emergono smuovendo semplicemente la terra. Tali suoli sono capaci di dare finezza e longevità ai vini, e le
buone escursioni termiche e il
clima temperato sia dalla
vicinanza al mare, sia dalla presenza di numerosi corsi d’acqua in questa parte dell’Anglona, completano il quadro, regalando
vini generosi di morbidezza e ricchi di profumi.
Dopo la raccolta,
rigorosamente manuale, le uve sono rapidamente trasportate in cantina e qui sottoposte a diraspapigiatura: il mosto a questo punto è fatto macerare con le vinacce e contemporaneamente si avvia la fermentazione alcolica,
interamente svolta in contenitori di acciaio inox termocondizionati con frequenti rimontaggi, ad una temperatura che partendo dai 18° C lentamente si innalza sino ad arrivare a 28° C a fine fermentazione. A questo punto, dopo la svinatura,
Spanu Cagnulari è fatto
maturare in contenitori di acciaio inox – a differenza del
Sas Piras, cagnulari che matura in tonneaux – in maniera tale da preservare il carattere autentico del vitigno e allo stesso tempo incrementarne la struttura e la complessità degli aromi.
La nostra analisi del vino
Una volta versato nel nostro calice, il vino
Spanu rivela una
splendida veste cupa e impenetrabile, dai
riflessi rosso rubino che nei primi mesi di vita tendono
quasi al violaceo, e una certa
lentezza nella roteazione nel calice: tutti elementi che ci parlano di un vino vivo e vitale, giovane, di grande struttura e alcolicità.
Portando il bevante al naso, queste viene investito da
sentori intensi e ficcanti, che
tradiscono il vitigno e che parlano di
more di rovo e di amarene, di
mirtilli sottospirito, di
soffi balsamici di macchia mediterranea e di spezie scure e fresche come il
pepe nero.
All’assaggio
Spanu si dimostra un vino
concentrato, voluttuoso e strutturato: la bocca viene colmata dal suo
sorso pieno e polposo,
caldo, e subito dopo è scossa dalla sua
piacevole freschezza e dalla sua
fine mineralità. Un
velo di tannini ne felpa le pareti, rendendo ancora più
gradevole la bevuta: e contemporaneamente
incrementa l’intensità e la persistenza del sorso, accompagnando nel tempo gli
aromi di frutta nera sottospirito e di radici aromatiche.
Qualche suggerimento di abbinamento
Spanu IGT Isola dei Nuraghi Cagnulari, infatti, predilige piatti intensi e persistenti, in particolare secondi di carne, ma anche selvaggina sia a pelo sia a piuma. Il
coniglio alla cacciatora può essere un perfetto abbinamento con questo vino rosso sardo; ma anche primi piatti intensi e saporiti come il
timballo di pasta con polpettine. O formaggi stagionati e grassi, come la
Greviera di Ozieri, formaggio simile alla Gruviera svizzera nato dall’importazione di bovini di razza bruno alpina nel Logudoro nel 1860.