Pietra è il rosso da
uve cagnulari della cantina
Viticoltori della Romangia: un
IGT Romangia Rosso intenso, fresco e sapido, di
grande bevibilità. Il
cagnulari è
cultivar tipica del sassarese, contradistinta da grande carica polifenolica – quindi antociani, responsabili del colore viola scuro, e tannini, alla base dei sentori ficcanti di frutti scuri e di quel suo gusto intenso e allappante.
La sua rinascita si deve all’intraprendenza di
Giovanni “Billia” Cherchi, che
negli anni Ottanta capì prima di chiunque altro il valore di quest’uva protagonista della viticoltura turritana fino alla prima metà del secolo scorso e
progressivamente abbandonata dalle grandi cooperative vitivinicole tra gli anni Cinquanta e Sessanta, in favore di altri vitigni più produttivi e, si presumeva, più vicini ai gusti del pubblico. Vogliamo sottolineare il nostro uso della formula “si presumeva”: il
successo di cui negli ultimi anni sta godendo il cagnulari dimostra come quest’uva, se prodotta nel giusto contesto e vinificata con amore, esattamente come il bovale, il monica o il nuragus, è capace di dare
vini assai apprezzabili dal grande pubblico.
Aspetti produttivi del Pietra Viticoltori della Romangia
Quando si pensa al cagnulari immediatamente la nostra immaginazione vola tra le
bianche colline del Coros, a sud di Sassari, tra ameni paesini:
Usini,
Ossi,
Tissi,
Uri. In realtà, anche la
Romangia e l’
Anglona, le regioni geografiche ad est del capoluogo logudorese, hanno vantato nei decenni
importanti produzioni di vini da uve cagnulari: cantine come
Binzamanna o
Viticoltori della Romangia ne sono prova.
In
Romangia, in particolare, questo vitigno può godere di
suoli collinari di matrice calcarea, contraddistinti da una
discreta presenza sabbiosa, di
buone esposizioni e di
interessanti escursioni termiche tra il giorno e la notte, capaci di garantire
ricchezza aromatica nella buccia delle uve, e della
dipressa vicinanza delle meravigliose acque del Golfo dell’Asinara, capaci di mitigare il clima di un inverno un po’ più rigido e rinfrescare le calde sere d’estate con le sue
brezze fresche cariche di sali minerali, e di allietare il nostro sguardo alla vista di questi paesaggi.
Sicché
le uve maturano ricche di aroma, fresche e zuccherine, cariche di sali minerali: e una volta giunte al giusto grado di maturazione e raccolte, sono in grado di regalare
cupi mosti violacei, il cui risultato, una volta completata la fermentazione alcolica e la
maturazione in acciaio, è un vino fragrante e intenso, di grande piacevolezza e capacità di associarsi versatilmente alle più diverse occasioni:
Pietra appunto.
La nostra analisi del vino
Il vino
Pietra riluce nel calice di un
rosso rubino, quando versato nel calice, dagli
accesi riflessi violacei.
Al naso questo vino rosso sardo si esprime con
eleganza e freschezza: un profilo intenso dove emergono le ficcanti note della
ciliegia selvatica e del
succo di mirtillo, quelle più agre del
ribes rosso, le dolci note floreali della
viola e dei
petali della rosa rossa, il tocco mediterraneo della
lavanda e del
ginepro.
In bocca
Pietra Cagnulari entra
intenso e scorrevole, piacevolmente materico, dal tannino pungente e mai fastidioso, e mostrando una
sapidità che con il passare dei secondi va trasformandosi in piacevole saporosità. Chiude con una bella scia fruttata e goduriosa di piccoli chicchi di bosco e ricordi di mentuccia.
Qualche suggerimento di abbinamento
Pietra IGT Romangia Cagnulari darà il meglio di sé, se assaportao durante l’aperitivo, servito con
salsiccia sarda,
olive all’aroma di scorza d’arancia e quei
formaggi ovini che rendono così pregiati i colli dell’Anglona, grassi, morbidi e saporiti.
A tavola, invece, mesceremo questo vino rosso sardo davanti ad un tipico primo piatto regionale come le
lasagne alla bolognese, ad uno della tradizione alpina come i
canederli con verza e fontina in brodo, o ifine con un secondo di terra come le
costine di maialetto alla griglia.