Turriga: il vanto dell’enologia sarda.
Prodotto di punta della cantina
Argiolas di
Serdiana, è un
IGT Isola dei Nuraghi Rosso che fin dalla sua origine si è imposto come
momento di rottura nella storia enologica isolana e
modello per i rossi di grande lignaggio da lì a venire.
La sua genesi inizia nel
1988, quando il celebre
Giacomo Tachis – tra i protagonisti della rinascita enologica italiana negli anni Sessanta, invitato pochi anni prima dalla
Cantina Sociale di Santadi ad inventare il
Terre Brune e che all’inizio del nuovo millennio regalò un’altra perla a questa terra, il
Barrua –
fu chiamato dagli Argiolas per un nuovo progetto: un grande vino sardo,
sull’esempio dei grandi rossi di Bordeaux, costruito
assemblando alcuni tra i principali vitigni a bacca rossa sardi, variabile nelle percentuali a seconda delle annate, e una piccola aggiunta di
malvasia nera.
La
prima annata del Turriga – il nome fu un omaggio ad un
toponimo delle campagne di Senorbì, a cui è legato un importante reperto archeologico, una
dea madre neolitica in marmo bianco grande quasi cinquanta centimetri, ritrovata nel 1935 da un contadino durante le operazioni di aratura –
fu immessa in commercio all’inizio degli anni Novanta, e ancora si stappano con successo le ultime bottiglie di questo meraviglioso millesimo.
Aspetti produttivi del Turriga
Le uve provengono dai vigneti delle
Tenute Turriga, nelle campagne di S’Elegas, e di
Piscina Trigus, su colline a 230 metri sul livello del mare, caratterizzate da un
suolo calcareo ricco di sassi e di ciottoli e da strati rocciosi disgregati.
A seconda della cultivar di provenienza, sono
“brucate” a mano tra Ottobre e Novembre e
selezionate attentamente, ed avviate a
vinificazione separata, con macerazione delle vinacce nel mosto per sedici-diciotto giorni e fermentazione alcolica a temperatura controllata di circa 30°. Dalla svinatura delle sue vinacce nasce un’eccellente distillato, la
Grappa di Turriga. Segue la maturazione del vino, che avviene in parte in
pregiate barrique di rovere francese, per circa due anni, e un lungo affinamento stabilizzatore in bottiglia.
La nostra analisi del vino
Turriga si presenta nel calice di un bel
rosso rubino, dovuto alla natura di alcuni dei vitigni usati,
ricchi in antociani, ma allo stesso tempo caratterizzato da un’
unghia granata sul bordo, e lacrime che scendono lente e fitte sulle pareti; il ritratto di
un vino di grande consistenza.
Al naso regala un
bouquet complesso e fine, fruttato di prugne, ribes nero e marasche sciroppate,
speziato di cannella e vaniglia, e ancora note tostate, di cuoio e tabacco da pipa, di cacao e balsamiche di mentuccia.
Turriga all’assaggio si rivela da subito un
vino di grandissima finezza, nobile negli aromi: il corpo è agile,
strutturato ma senza eccessi e quindi non pesante, paragonabile al fisico di quei ballerini di danza classica, snelli ma ben torniti nella muscolatura. Turriga è un vino dove
la morbidezza conferita dall’alcool e dai polialcoli ben si riequilibra con le durezze della freschezza e della sapidità, capaci di garantirgli una
lunga vita se ben conservato in cantina, e dei tannini, presenti ma di grande piacevolezza, in buona parte di natura ellagica.
Qualche suggerimento di abbinamento
Turriga è
il classico rosso delle grandi occasioni,
il classico vino secco da meditazione, che a tavola farà bella figura di sé abbinato ai grandi piatti della tradizione italiana e francese, come il
fagiano al tartufo, o con la
lepre in salmì. Ma anche con i grandi formaggi stagionati saprà regalare grandi emozioni: come non pensare, ad esempio, ad un
Bitto DOP d’alpeggio orobico, con qualche anno di stagionatura sulle spalle?!?