Senza dubbio una delle più importanti e più note realtà dell’isola, fiera ambascatrice del vino sardo nel mondo: questa è la cantina Argiolas, straordinaria azienda vitivinicola che dalle campagne di Serdiana continua ostinatamente a dar valore alle uve più tipiche della Sardegna meridionale, come il nuragus, il nasco ed il monica, producendo una gamma di vini che spazia da quelli più fruttati e compiacenti – come non pensare al Costamolino, uno dei loro più grandi successi commerciali! – ad eccezionali espressioni di eleganza e rappresentatività. Uno su tutti: il Turriga, vero simbolo della rinascita enologica sarda, insieme al Terre Brune, negli anni Ottanta dello scorso secolo.
Tutto inizia con Antonio Argiolas…
1918: a questa lontana data risalgono i primi passi anticipatori di quella che sarebbe stata la cantina Argiolas. Riecheggiano ancora i boati della Prima Guerra Mondiale, infatti, che Antonio Argiolas, classe 1906, eredita dal padre tre ettari di terreno nelle campagne di Serdiana. Decide di impiantarvi una prima vigna. Sarà il nucleo di una serie di appezzamenti da cui prenderà vita, nel 1938, la cantina, condotta insieme alla moglie Bonaria. E ai due figli Francesco e Giuseppe che, aiutati dalle loro rispettive mogli Giuseppina e Marianna, si uniranno allo sforzo dei genitori nella gestione dell’azienda.
La cantina Argiolas supererà così indenne varie impasse come quella, di natura politica, che negli anni Settanta promuoveva su invito della CEE l’espianto dei vigneti. Là dove gran parte dei viticoltori acconsentì alle richieste di Bruxelles, gli Argiolas continuarono testardamente ad acquistare vigne e ad ingrandire il proprio business. E anzi, alla fine degli anni Settanta Antonio Argiolas visita aziende vitivinicole in Argentina e California, e capisce come la gestione del vigneto sardo non possa restare relegata alla logica di un’estrema parcellizzazione e di tecniche ancora debitrici dei decenni passati, ma debba aprirsi alle grandi estensioni, gestite mediante l’utilizzo di possenti macchine agricole sul campo e delle tecnologie più avanzate in cantina.
Antonio Argiolas è morto nel 2009, alla veneranda età di 102 anni: la centesima candelina è stata l’occasione per festeggiarlo con una grande cerimonia – di cui gli invitati ricordano ancora oggi la magnificenza – e con un etichetta dedicata ad hoc, Antonio 100, il passito rosso della cantina. Attenta alla longevità dei sardi – la Sardegna è una blue zone, cioè una regione dove l’aspettativa di vita è assai lunga – la Cantina Argiolas gli ha tributato omaggio anche nel 2016, con la sua ultima etichetta, Senes, dedicata ai centenari dell’isola.
A guidare la cantina oggidì è la terza generazione degli Argiolas: Valentina, Francesca e Antonio. E i loro figli fremono per poter dare il loro contributo in cantina, il loro sguardo rivolto al futuro…
Il contesto produttivo della cantina Argiolas nelle campagne di Serdiana
Serdiana è un paesino di neanche tremila abitanti adagiato nelle verdi campagne a nord di Cagliari, in quella regione storica della Sardegna che prende il nome di Parteolla. A ben guardare, questa parte della provincia ha un’insolita concentrazione di produttori vitivinicoli: Pala, Audarya, la Cantina Sociale di Dolianova, Ferruccio Deiana, per non citarne che alcuni – la lista è assai più lunga…
Sarà un caso? ovviamente no: ben avevano compreso il primato pedoclimatico di questo territorio già i monaci medievali, prima i Basiliani di culto greco, ultimo retaggio della presenza bizantina in Sardegna, poi i Vittorini, originari di Marsiglia, che grazie al beneplacito dei giudici cagliaritani – le antiche figure di amministratori, evoluzione degli arconti della corte imperiale di Costantinopoli – qui si insediarono tra la fine dell’XI e l’inizio del XII secolo e vi fondarono un monastero, la cui memoria è perpetrata da quel piccolo gioiello di architettura romanica che è la chiesa di Santa Maria di Sibiola – andate a visitarla, ha la particolarità di avere due sole navate!
Grazie a loro, il villaggio di Sibiola divenne il più importante centro agricolo del cagliaritano per la produzione dell’olio e del vino: così attesta un documento conservato a Pisa.
Per capire il primato di questa campagna, basta ad un tratto abbandonare la strada statale 446 immettendosi ad ovest su una delle bianche mulattiere che si inoltrano tra gli olivi, e attraversare i vigneti celati al primo sguardo fino ad arrivare alla chiesetta romanica. Un succedersi di parcelle che sembra non avere fine, i filari paralleli perfettamente curati, e i cartelli che indicano la proprietà delle vigne: poco prima di arrivare alla chiesetta, ad una curva, noterete senza dubbio il cartello che indica il vigneto Iselis, da cui nascono due dei più interessanti prodotti della cantina Argiolas, Iselis Bianco ed Iselis Rosso, e gli oliveti aziendali, cinquemila fusti dalle cui olive si produce Iolao, l’extravergine di Argiolas.
Andando più avanti, si giunge a Su Pranu, altra vigna aziendale, poco distante da un bacino lacustre che prende il nome di Su Stani Saliu. Nel complesso un piccolo angolo di paradiso terrestre, il cui merito si deve al sistema di dolci collinette costituite da un suolo di un bianco latteo, argilloso e ricco di calcare.
…e in Trexenta e nel Sulcis
Oltre alle vigne nelle campagne di Serdiana, la famiglia Argiolas ha dalla fine degli anni Settanta tre proprietà in Trexenta – altra regione storica della Sardegna, immediatamente a nord di Parteolla, quindi maggiormente spostata nell’entroterra – e una nel Sulcis, acquistata più di recente.
La prima che troviamo in Trexenta è la tenuta di Sisini, che consta di sessanta ettari di vigneto allevati sui terreni costituiti da marne arenarie e calcaree del Miocene delle colline di Siurgus, ad un altitudine compresa tra il 250 ed il 350 metri, e che l’azienda predilige per la produzione dei bianchi più freschi e beverini, come il Costamolino.
Quella di Sa Tanca, sempre nella Trexenta, consta invece di ottanta ettari su calcari grossolani sempre del Miocene, nelle colline poste tra Selegas e Guamaggiore, aventi unì’altitudine simile a quelle di Sisini, contraddistinte da un’ottima escursione termica perfetta per lo sviluppo e il mantenimento delle sostanze cromatiche e aromatiche. È un po’ la fattoria dove l’azienda porta avanti le sperimentazioni: sono presenti quasi tutti i vitigni lavorati dalla Cantina Argiolas, e si lavora sui vitigni alloctoni, sui cloni e sulle selezioni massali.
L’ultima fattoria della Trexenta è quella di Bingia Beccia, che in sardo significa “vigna vecchia”: posta sulle colline antistanti il paese di Selegas, una sorta di di massiccio calcareo marnoso originatosi nel Miocene, è costituita da quaranta ettari di terreni bruni e profondi alternati a terreni più calcarei e da buone escursioni termiche, un terroir ottimo per la produzione di uve a bacca bianca per le etichette più importanti della cantina, come l’Is Argiolas ed il Cerdena.
Infine, la tenuta di Porto Pino si trova nel profondo del Basso Sulcis, a poca distanza dall’omonima incantevole spiaggia affacciata sul golfo di Palmas: quindici ettari posti al livello del mare e caratterizzati da un terreno di natura arenaria, perfetto per il trattenimento dell’umidità notturna, e ottime escursioni termiche tra il giorno e la notte, favorite dalla vicinanza con il mare, che si rivelano fondamentali per la produzione di quelle uve carignano che vanno ad arricchire i blend dei più prestigiosi rossi aziendali e la colonna portante di etichette come Cardanera ed Is Solinas.
La gestione della vigna
Abbiamo già scritto come Antonio Argiolas alla fine degli anni Settanta si rese conto che la gestione del vigneto non poteva essere abbandonata ad anacronistiche consuetudini di stampo settecentesco ma doveva fare ricorso alle tecniche più moderne e alla tecnologia. Questo appare ancor più vero in epoca attuale: l’estremo disordine apportato dai cambiamenti climatici, la cui origine antropica è ormai accertata – con buona pace dei negazionisti – impone una visione ben diversa, più aggiornata della gestione del vigneto, che sia capace allo stesso tempo di contrastare nel piccolo le cause e le conseguenze di questo problema. La conduzione agronomica della cantina Argiolas punta dunque alla sostenibilità e per farlo ricorre anche ai moderni ritrovati della tecnologia.
Ad iniziare dalle stazioni climatiche, delle centraline presenti in ogni porzione di vigna che registrano costantemente la situazione metereologica in maniera da geolocalizzare il contesto produttivo e da poter intervenire puntualmente e con precisione su ogni singola porzione di vigna, adottando i debiti interventi nella giusta misura, e limitando così l’utilizzo dei prodotti di sintesi chimica nell’ambiente.
Inoltre, la cantina Argiolas utilizza l’inerbimento tra i filari, e lo fa ricercando le essenze vegetali migliori per favorire il nutrimento del suolo. Allo stesso modo, utilizza il compost organico come fertilizzante: questa scelta ha portato a ridurre del 90% l’utilizzo dei concimi di sintesi negli ultimi cinque anni. E nella lotta ai parassiti della vite, si predilige la promozione di quella fauna che naturalmente li avversi.
In relazione a tutto ciò assume la sua importanza il vigneto sperimentale. Realizzato nelle campagne di Sibiola, è stato uno dei primi esempi di questo tipo in Sardegna e consta di cinquemila ceppi. Qui si punta alla valorizzazione della biodiversità e dei vitigni autoctoni: si studiano le qualità antiche di vite, i vari cloni, si lavora con le microselezioni e le microvinificazioni, si ricercando nuovi percorsi enologici. Si guarda al futuro non solo della cantina, ma dell’enologia tutta della Sardegna.
La cantina
Un grande portico in una zona decentrata del comune di Serdiana permette l’accesso alla grande corte su cui si affacciano gli edifici della cantina Argiolas. Qui l’antico si fonde con il moderno: e se l’architettura fa pensare alle grandi case padronali che nella prima metà del XX secolo abbellivano e davano prestigio ai centri agricoli del Campidano, all’interno la moderna tecnologia consente di ottenere i migliori risultati dalle uve che dalle campagne vengono trasportate fino a qua dentro.
Ai grandi torchi, che ancora fanno bella mostra di sè, si predilige l’uso delle diraspapigiatrici e soprattutto delle presse a membrana, che consentono di ottenere il meglio del mosto fiore. Nella moderna conduzione enologica è indispensabile l’utilizzo del freddo, che consente di preservare gli aromi di una grande uva e trasferirli prima nel mosto e poi nel vino: così, spazio all’interno della cantina Argiolas all’algido acciaio dei termovinificatori e delle vasche di acciaio. E nel profondo del sottosuolo, la bottaia: decine e decine di botti di legno, dalle barriques ai tonneaux di diversa misura fino alle botti da migliaia di litri di capienza, dove maturano i bianchi e i rossi di maggiore eleganza e prestigio e i vini passiti.
Ad occuparsi di tutte le fasi produttive, assieme alla famiglia Argiolas, è Mariano Murru: impegnato da decenni nella conduzione enologica dell’azienda, è stato allievo di Giacomo Tachis. A lui spetta l’ultima parola sul momento in cui verranno messe in commercio le nuove annate dei vini, e vi possiamo giurare che in questo è inflessibile: nelle grandi etichette, non c’è richiesta del mercato che tenga.
