Più di trecento soci, milleduecento ettari di vigneto di proprietà, quattro milioni di bottiglie prodotte e vendute in tutti e cinque i continenti: questi gli straordinari numeri che fanno della Cantina Sociale di Dolianova uno dei maggiori poli produttivi dell’isola. Scopriamola insieme!
Qualche cenno storico
“Settant’anni di storia, tremila di tradizione”: il motto che la cantina orgogliosamente ostenta sul suo sito internet. Se infatti l’istituzione della Cantina Sociale di Dolianova data al 1949, quell’immediato dopoguerra segnato dalla rinascita agropastorale ed industriale della Sardegna e, finalmente, dalla concretizzazione di quella riforma del ventennio che aveva patrocinato la nascita delle cantine sociali – tre sole in Sardegna nacquero prima della Seconda Guerra Mondiale, e cioè Monserrato, Quartu e Calasetta – la viticoltura in questa parte felice dell’isola è diffusa sin dall’epoca preistorica. Testimoniata in diversi siti nuragici dai ritrovamenti di brocche e torchi.
L’importanza vitivinicola delle regioni storiche di Parteolla e Sibiola, da cui la cooperativa drena le proprie uve, fu ribadita durante il Medioevo dall’attività degli ordini monastici, prima quelli di culto greco – i misteriosi basiliani, di cui sono rare le testimonianze archeologiche e documentarie – poi quelli di culto cattolico, come i Vittorini e i Camaldolesi, a cui si dovette lo sviluppo agricolo della zona.
A firmare l’atto di nascita della cooperativa furono dunque trentacinque soci: pionieri che, con grande intraprendenza, unirono le loro forze, dando avvio alla produzione di vini con le uve dei propri vigneti. Al loro esempio seguì presto quello di altri viticoltori, e le fila della cantina progressivamente si ingrandirono, nei decenni: giungendo alla cifra attuale di oltre trecento soci conferitori, un vero record per una cooperativa sarda!
Il contesto produttivo
La regione storica di Parteolla, di cui Dolianova è uno dei principali centri abitati – la Cantina Sociale di Dolianova sorge nelle campagne immediatamente a ridosso della periferia del paese – si estende a nord di Cagliari, racchiusa tra la piana del Campidano, il Sarrabus Gerrei e la Trexenta, regione storica, quest’ultima che funge da altro importante serbatoio vitivinicolo del meridione sardo. Percorrendo la strada statale 387 da Cagliari verso nord, presto la pianura cede il passo ad un sistema di dolci colline: Parteolla appunto. Suoli fertili, talvolta di carattere più argilloso, talaltra dominati dal calcare, che si prestano egregiamente alla coltura dell’olivo, delle ortalizie e della vite.
Il clima fa il resto: temperature miti anche l’inverno, che beneficiano della vicina presenza del mare e per questo raramente scendono sotto lo zero, ed estati assolate, asciutte e talvolta torride, capaci di regalare uve ricche di zucchero e di precoce maturazione. Si ricorre per questo all’irrigazione di soccorso: spesso le vendemmie le si attua quando ancora non è sorto il sole, in modo tale che al primo mattino le uve, ancora fresche della nottata, giungano in cantina con tutto il loro patrimonio aromatico, pronte ad essere elaborate.
Il vigneto e le sue peculiarità
Gli sforzi dei soci della Cantina Sociale di Dolianova sono concentrati soprattutto nella valorizzazione dei vitigni autoctoni, in particolare quelli a cui è legata storicamente questa parte di Sardegna. Cannonau e vermentino, dunque, ma sopratutto monica, nuragus e nasco, vitigno quest’ultimo che si esprime al meglio sui terreni calcarei e che storicamente è stato utilizzato per l’elaborazione di vini dolci, ma con cui negli ultimi anni si è sperimentato, giungendo alla produzione di bianchi profumati e minerali, assai apprezzati.
Il nuragus potrebbe essere considerato quasi l’omologo del trebbiano di Sardegna: vero vitigno pagadebit e presente nell’isola sin dall’epoca prestorica, ha trovato grande diffusione per via della sua resistenza e della sua produttività. E se la tendenza sino a qualche decennio fa era di pianificare grandi rese dalle vigne, ottenendo però prodotti poveri di personalità, da qualche anno ci si sta concentrando in rese inferiori e bianchi che spicchino per finezza e femminilità.
Un discorso analogo lo si potrebbe fare per il monica: vitigno forse introdotto nel Medioevo dai monaci – da cui si farebbe derivare il nome – e particolarmente diffuso tra Parteolla e Trexenta, regala rossi femminili, di grande freschezza e piacevolezza di frutto. Ma alle grandi rese dei decenni passati, che fruttavano vini di acidità troppo spiccata, si preferisce oggi rese più concentrate e vendemmie leggermente posticipate, che donino al frutto cremosità.
E infine il barbera sardo, i cui i pochi filari si concentrano tra Trexenta e Parteolla, e a cui la Cantina Sociale di Dolianova dedica grande sforzi. Mostra analogie con la barbera piemontese: frutto e buona acidità, calore e personalità. E per queste caratteristiche la cantina lo utilizza per i suoi rossi di maggiore personalità.
La cantina…
Grandi spazi fisici, quelli della Cantina Sociale di Dolianova: ciò consente i grandi numeri che vanta la sua produzione, quattro milioni di bottiglie prodotte ogni anno e distribuite in tutti i continenti – Artide e Antartide esclusi, per ora.
Col trascorrere dei decenni la cantina si è dotata di tutti i moderni ritrovati della scienza enologica, dalle presse a membrana a i vasi vinari con controllo della temperatura. E una bella barricaia ed uno showroom per l’accoglienza dei clienti fanno bella mostra di sé.
…e la produzione
La produzione della Cantina Sociale di Dolianova, davvero imponente, si divide in diverse linee produttive: e accanto a quella dedicata alla grande distribuzione organizzata, che sempre maggior peso ha assuto dagli anni Ottanta in avanti, e al sempre fruttuoso mercato del vino sfuso, si è affiancata una produzione destinata esclusivamente alla ristorazione, la mescita e la piccola distribuzione.
Tanto gradimento da parte del pubblico ha avuto la nuova linea dei monovarietali, con bottiglie dal packaging accattivamente, prodotti freschi e fruttati e ottimo rapporto qualità prezzo: Perlas da uve nuragus, Prendas da uve vermentino, Arenada da uve monica, Anzenas da uve cannonau e un vino rosa, Rosada, anch’esso da uve cannonau.
Prodotti più ricercati e complessi nella linea top, con la valorizzazione di altri vitigni – il carignano nel Falconaro, il nasco nel Montesicci, il barbera sardo nel Terresicci e il moscato nel Passito – e la presenza di un Cannonau di Sardegna DOC Riserva: Blasio.
E infine, la novità degli ultimi anni: Ju, da blend di uve e lunga maturazione in barrique, etichetta di prestigio vincitrice di numerosi premi, di cui ogni singola bottiglia è numerata.
Da qualche anno la cantina propone alla propria clientela anche dei vini spumanti: metodo charmat sia secchi sia dolci, come il Caralis da uve malvasia, e un metodo classico millesimato nature da uve vermentino.
